Stavo riflettendo sul numero di Re Guida e Nial che, dopo aver concluso il proprio incarico, hanno lasciato Damanhur.
Non ho sottomano un elenco preciso, ma il numero è piuttosto elevato.
Questo dato potrebbe avere una spiegazione che non riguarda la sociologia o la spiritualità, ma la fisica.
Non parlo di fisica esoterica, ma proprio della scienza naturale, quella che descrive i corpi, le forze e i movimenti.
Immaginiamo Damanhur come una forma piana, un sistema geometrico composto dai quattro Corpi.
Affinché questa forma sia armonica, ogni Corpo dovrebbe contribuire in modo equilibrato.
In questo disegno, i ruoli istituzionali – come quello di Re Guida – hanno il compito di rappresentare il baricentro di ciascun Corpo.
Una figura armonica dovrebbe avere un baricentro centrale risultante dall’interazione dei baricentri dei singoli Corpi.
Se così fosse, Damanhur sarebbe solida, stabile, ben bilanciata.
È un po’ come un tavolo: quello a tre gambe può reggere, ma basta poco per farlo traballare.
Un tavolo a quattro gambe, se ben costruito, è decisamente più stabile.
Eppure, oggi i quattro Corpi faticano ad accordarsi. Il tavolo, per così dire, è instabile.
Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare, ma oggi voglio soffermarmi sul Corpo Sociale e su un principio fisico che ci riguarda da vicino.
Damanhur, per sua natura, non può restare immobile.
È un organismo vivo, dinamico, in costante evoluzione.
Immaginiamo che abbia un centro – il suo baricentro – e che il movimento sia circolare, attorno a quel punto centrale.
Ogni cittadino occupa un posto in questa forma rotante.
Alcuni sono più vicini al centro, altri più lontani.
Coloro che ricoprono ruoli – istituzionali, spirituali, organizzativi – si trovano vicino al centro.
Da questa struttura derivano due tipi diversi di velocità.
La velocità angolare è uguale per tutti: rappresenta il ritmo comune, i valori condivisi, la direzione comune.
Tutti partecipiamo a questo movimento, indipendentemente dalla posizione.
Ma esiste anche una velocità tangenziale, che invece cambia a seconda della distanza dal centro.
Chi è più esterno – chi vive ai margini dell’esperienza damanhuriana – percepisce una velocità maggiore.
Chi si trova al centro, come un Saggio o un Nial, sente invece la pressione costante da ogni direzione.
È una condizione che può essere faticosa, ma che conferisce grande stabilità.
Quando si abbandona un ruolo centrale, ci si allontana dal centro e si viene “proiettati” verso l’esterno.
Bisogna riabituarsi a un altro tipo di movimento, adattarsi a una nuova velocità tangenziale.
In fisica, questo fenomeno si chiama effetto di Coriolis: è un’accelerazione apparente che si manifesta quando un corpo si muove in un sistema in rotazione.
Chi lascia il centro, quindi, subisce inevitabilmente una spinta laterale.
È un passaggio difficile, non sempre prevedibile o controllabile.
Ma Damanhur non è un sistema a baricentro unico.
Abbiamo quattro Corpi, e i baricentri degli altri tre non coincidono con quello del Sociale.
Così, quella spinta laterale può diventare un’opportunità: anziché resisterle, possiamo lasciarci portare verso un altro Corpo.
Invece di lottare contro il cambiamento, potremmo scegliere di fluire con esso.
Lasciare la presa, come un mitile che abbandona lo scoglio e si lascia trasportare dalla corrente, per poi essere accolto da nuove acque.
A voi Nial uscenti – di questo e dei mandati futuri – rivolgo una domanda: siete pronti a lasciarvi andare?
E agli altri Corpi chiedo: siete pronti ad accoglierli?