C'è una domanda che mi porto dietro da tempo, nata durante un percorso di meditazione: cosa significa, davvero, che qualcosa è più complesso di qualcos'altro?
Non si tratta di una domanda banale. E per risponderle, ho trovato utile partire da un posto insolito: i numeri.
Proviamo un esperimento mentale.
Assegniamo a ogni livello di organizzazione della materia un numero intero crescente: 1 per un atomo, 2 per una molecola semplice, 3 per una molecola organica, e così via, salendo fino agli organismi, agli ecosistemi, alle società.
Questi numeri non misurano nulla di preciso - sono una metafora matematica, niente di più. Ma le metafore, a volte, rivelano strutture reali.
Calcoliamo i reciproci:
1/1 = 1
1/2 = 0,5
1/3 = 0,33
1/10 = 0,1
1/11 = 0,09
Notate cosa succede: man mano che si sale, la differenza tra un gradino e il successivo si riduce.
Il salto da 1 a 2 è enorme (0,5 di distanza). Il salto da 10 a 11 è quasi impercettibile (0,01).
Questo suggerisce qualcosa di controintuitivo: più si è complessi, più è facile diventare ancora un po' più complessi.
I gradini in cima alla scala sono ravvicinati. Quelli in basso sono abissi.
C'è un secondo…