Qualche settimana fa è uscita una notizia destinata a far discutere.
Un team di ricercatori, utilizzando modelli di linguaggio avanzati come strumento di ragionamento matematico, è riuscito a confutare una congettura di Paul Erdős rimasta aperta per ottant'anni nel campo della geometria combinatoria.
Non un risultato marginale: una di quelle pietre miliari che ridisegnano i confini di ciò che pensiamo possibile.
Pochi giorni dopo, Anthropic ha pubblicato un articolo in cui i propri ricercatori affermano che l'intelligenza artificiale sta crescendo a una velocità tale da renderla presto capace di auto-migliorarsi: analizzare il proprio codice, identificarne i limiti e riscriverli.
È un po' come se gli esseri umani riuscissero improvvisamente a leggere il proprio DNA, ripulirlo dalle mutazioni dannose e aggiungere sequenze capaci di accelerarne l'evoluzione.
Non fantascienza: direzione di marcia dichiarata.
Sono bastate queste due notizie per far esplodere i social.
Il guaio è che chi si schiera - e lo fa quasi sempre con certezza assoluta - spesso non ha la più pallida idea di cosa stia commentando.
Non è una novità, e non riguarda solo l'intelligenza artificiale.
Succede col nucleare, con i vaccini, con le guerre, con la religione.
L'opinionista di turno diventa il nostro oracolo, e noi…