C'è un'immagine che torna spesso quando si parla di evoluzione: una linea che parte dalla materia inerte e arriva, passo dopo passo, fino all'uomo. Particelle, atomi, molecole, molecole organiche, vita. È una catena ben documentata - ma porta con sé un'assunzione implicita: che una volta comparsa la vita, la materia inorganica abbia smesso di "fare qualcosa di interessante". Come se l'evoluzione, in senso lato, fosse un testimone passato dalla chimica alla biologia e mai più tornato indietro.
Non è così. E il punto di partenza migliore per capirlo sono i cristalli.
Diamante e grafite sono fatti esattamente della stessa sostanza: carbonio puro. Eppure uno è il materiale naturale più duro conosciuto, trasparente, isolante; l'altro si sfalda sotto una matita, è opaco, conduce elettricità. La differenza non sta negli atomi, ma nella loro disposizione: tetraedrica e rigida nel diamante, a strati deboli nella grafite. Lo stesso principio spiega perché il quarzo è trasparente e una roccia come la diorite no, o perché il diamante è enormemente più duro di un'ametista chimicamente quasi identica al quarzo comune.
La funzione non dipende dagli atomi in sé, ma dalla geometria delle loro relazioni. È il primo caso, nella storia della materia, in cui la…