C'è un dialogo che mi torna in mente spesso. Due batteri si incontrano nell'intestino di un impiegato qualunque. Uno guarda l'altro e chiede, con aria quasi filosofica: "Ma tu credi negli esseri umani?"
L'altro risponde, scrollando quello che presumibilmente sarebbe una spalla: "Ma va..."
Ho riso la prima volta che questo pensiero mi è balenato in testa. Poi ho smesso di ridere.
Perché in quel piccolo dialogo assurdo c'è qualcosa che brucia: noi siamo quei batteri. E non lo sappiamo.
Siamo abituati a porci la domanda sull'esistenza di Dio guardando verso l'alto. Come se Dio fosse una cosa lontana, un'entità esterna da scrutare con il cannocchiale della fede o della ragione. Ma raramente ci fermiamo a considerare il punto di vista inverso: e se la domanda giusta non fosse "Dio esiste?", ma "Di che natura siamo noi, rispetto a ciò che chiamiamo Dio?"
Il batterio non ha strumenti cognitivi per percepire l'essere umano. Non perché l'essere umano non esista - esiste eccome, e il batterio ci vive dentro, ci dipende, ne è parte integrante.
Il problema è di scala, di natura, di consapevolezza. Il batterio è funzionale all'essere umano senza essere consapevole dell'essere umano.
Eppure, attenzione: senza i batteri, il…