Fino a un anno fa, se avevo bisogno di un programma, aprivo un editor e cominciavo a scrivere. Non c'erano alternative.
Oggi posso scegliere - e questa piccola rivoluzione silenziosa cambia tutto, non perché ci tolga qualcosa, ma perché ci costringe a capire cosa volevamo davvero fare.
La scelta non riguarda la complessità del codice.
Riguarda qualcosa di più sottile: ci sono programmi che dobbiamo scrivere e programmi che vogliamo scrivere.
E la differenza non sta nelle righe di codice, ma in quello che proviamo mentre le scriviamo.
Faccio un esempio concreto.
Ho duecentomila fotografie da rinominare: eliminare gli spazi doppi, correggere qualche errore, sostituire i trattini bassi con i trattini.
Un programma banale, usa e getta. Lo faccio fare all'AI. In cinque minuti è fatto, perfetto, senza errori. Non ci penso più.
Ma poi quelle duecentomila foto le voglio lavorare davvero.
E allora mi siedo, metto su un bel film, mi preparo una tazza di the caldo, apro l'editor, e comincio.
Analizza e cerca i file corrotti.
Crea una cache ripulita.
Per ogni file, una serie di operazioni.
Integra l'AI per estrarre descrizione e parole chiave.
Smonta il .picasa.ini ed estrai i nomi delle persone.
Leggi i metadati EXIF.