Durante un corso di sicurezza informatica una partecipante mi ha chiesto: "Ma perché mai dovrebbero voler entrare nel mio PC? Non sono certo una persona speciale che susciti interesse."
Con il tempo ho scoperto che questa convinzione è più diffusa di quanto sembri.
Nel 2005, mi pare fosse quell'anno, avevamo installato sui nostri cellulari Nokia (io avevo un 6600) un programma che sfruttava una vulnerabilità Bluetooth.
Era di una semplicità disarmante e qualsiasi idiota avrebbe potuto usarlo.
Un click per cercare dispositivi con il BT attivo.
Un click per attaccare.
Se l'attacco aveva successo, scaricava rubrica telefonica, foto e SMS.
Devastante.
E, occasionalmente, anche imbarazzante. Durante una delle tante prove sul mio telefono vennero scaricate una serie di foto porno.
Guardai le due protagoniste e mi bastò girare la testa per scoprire che erano sedute al ristorante di fianco al nostro tavolo.
Non bucavamo per hobby: stavamo conducendo una ricerca per determinare la percentuale di dispositivi vulnerabili.
Parliamo di telefoni di una generazione obsoleta, eppure era già possibile sferrare attacchi devastanti.
Con le tecnologie attuali aumenta la complessità dei programmi, e quindi la probabilità che siano presenti bug di sicurezza.
A questo dettaglio dobbiamo aggiungere l'esperimento di Milgram apparso su…