Ho letto con interesse l’articolo del Gruppo ambiente Via Benessere. La retorica secondo cui “si vuole sostituire la natura” è potente, ma forse un po’ semplicistica.
A mio avviso, i robot e il miele sintetico sono sintomi, non cause: nascono per rispondere a un collasso già in atto, non per sostituire deliberatamente la natura. La loro esistenza forse non significa “chi se ne frega delle api”, ma rappresenta spesso una risposta disperata a un problema globale.
L’attenzione verso il miele rischia di oscurare la vera emergenza ecologica: il declino di specie che non hanno alcun valore commerciale diretto, ma che sono insostituibili nel loro ruolo ecologico.
Molte persone, infatti, credono che il problema delle api possa essere risolto con l’allevamento di api mellifere. Ma la questione è molto più grave.
La crisi degli impollinatori è una crisi della biodiversità: riguarda tutti gli apoidei, la complessità degli ecosistemi e il futuro stesso della vita vegetale e agricola.
Esistono infatti impollinatori molto più efficienti nello svolgere il loro compito con alcune piante.
Pensiamo al bombo: la buzz pollination è incredibilmente più efficace con pomodori e melanzane e possono impollinare anche in condizioni climatiche avverse, come freddo e pioggia.
L'ape selvatica solitaria è utilissima nell'impollinazione di piante da frutto.
Altri infaticabili impollinatori sono farfalle e falene: contribuiscono all'impollinazione, quasi unicamente diurna per le farfalle e notturna per le falene.
Con la sparizione delle falene, sparirebbero anche tutte le piante notturne.
Inoltre la loro capacità di coprire grandi distanze è fondamentale per favorire la diversità genetica delle piante.
Nessuno può sostituire le funzioni ecologiche degli impollinatori. Il punto è che non li stiamo proteggendo abbastanza e soprattutto nel modo sbagliato.
I programmi di conservazione dovrebbero dare priorità agli habitat di tutti gli apoidei: siepi, prati fioriti, aree marginali, agricoltura sostenibile.
Le api da miele sono allevate in modo intensivo in molte regioni del mondo, e il loro allevamento spesso compete con gli impollinatori selvatici, trasmettendo malattie o alterando gli ecosistemi locali.
In alcuni ambienti, l’ape mellifera può perfino essere considerata specie invasiva a causa dell’intervento non ponderato dell’essere umano.
In questi casi il miele sintetico può risolvere un grave problema.
Salvare la biodiversità significa tutelare TUTTE le specie di apoidei, non solo quelle economicamente sfruttabili.
Se vogliamo davvero “salvare le api”, dobbiamo smontare la visione monodimensionale che riduce tutto a miele, cera, polline, veleno, pappa reale e propoli.
Spostare lo sguardo dal prodotto all'ecosistema è l’unico modo per affrontare il problema in modo serio e lungimirante.
Come?
Coltivare piante autoctone e fiori selvatici evitando varietà ibridate.
Creare habitat per api solitarie mantenendo aree di terreno nudo, lasciando spazi con legno morto o steli cavi per favorire la nidificazione.
Eliminare l'uso di pesticidi chimici.
Durante i periodi caldi e secchi, predisporre specchi d'acqua poco profondi con acqua fresca e sassolini per evitare l'annegamento accidentale.
Lasciare aree incolte e “selvatiche”.
E questo è solo il primo passo.
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