Da qualche anno seguo i progressi di genome editing con il sistema CRISPR/Cas9.
Questo meccanismo, sorprendente nella sua efficacia, è stato osservato fin dagli anni ’80 come forma di difesa immunitaria naturale nei batteri.
Il CRISPR è una porzione di DNA batterico che conserva frammenti di virus incontrati in precedenza: una memoria molecolare.
Quando un virus già “conosciuto” ritorna, la proteina Cas9, guidata da un gRNA, riconosce la sequenza virale e taglia il DNA invasore in modo preciso.
Nel 2012 il team guidato da Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna – oggi premi Nobel – ha scoperto come adattare questo sistema per l’editing genetico mirato nelle cellule umane.
Una volta eseguito il taglio del DNA, la cellula può reagire in due modi.
Il primo è il NHEJ: un sistema rapido in cui la cellula “riattacca” i lembi del DNA senza una copia di riferimento.
Questo processo è veloce ed efficiente ma impreciso: può introdurre mutazioni casuali.
Il secondo è l’HDR: per ricostruire la porzione mancante, la cellula usa una sequenza simile o identica come stampo.
Ma l’HDR è più lento, meno efficiente e limitato dalla fase del ciclo cellulare.
Nel 2018, il dr. He Jiankui ha scioccato la comunità scientifica annunciando di aver modificato geneticamente gli embrioni di due gemelle, Lulu e Nana, per renderle resistenti all’HIV.
Lo ha fatto disattivando il gene CCR5.
Ma le bambine non erano malate: è stato un intervento “migliorativo”, non curativo.
E i genitori non erano stati pienamente informati delle possibili conseguenze.
Il rischio più grave? Le mutazioni off-target – impreviste, potenzialmente dannose e trasmissibili.
Il metodo NHEJ è potente ma instabile. Può essere una risorsa o una bomba a orologeria.
Ogni tecnologia è, in fondo, “una pistola carica appoggiata su un tavolo”. Tutto dipende da chi passa e la raccoglie.
Se poteste scegliere, usereste il NHEJ, veloce e disordinato, o l’HDR, lento e preciso?
Nessuna delle due? Una valanga innescata non la si ferma. Potete solo scegliere se correre a destra o a sinistra.
Anche nella nostra vita quotidiana, e nella vita comunitaria, ci troviamo a scegliere tra rapidità e profondità, tra improvvisazione e progettazione.
Pensiamo al passaggio di una responsabilità: quante volte un incarico è stato lasciato senza un vero passaggio di consegne?
Quante volte chi ha preso il posto ha improvvisato una nuova strategia, spezzando continuità e memoria?
Nel linguaggio simbolico di Damanhur, HDR rappresenta la connessione consapevole con ciò che è venuto prima, l’allineamento con un disegno più grande.
NHEJ è l’agire d’impulso, spesso necessario, ma rischioso se usato senza coscienza.
La verità è che non siamo così lontani dal dr. He Jiankui: anche noi, nel nostro piccolo, possiamo scegliere come intervenire nel DNA della realtà.
Ogni gesto, ogni decisione, è editing.
Jiankui è in carcere, a Damanhur si da una seconda possibilità, un terza, una quarta.
E fu così che il metodo NHEJ sopravvisse nei secoli dei secoli.
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