Nel mio ufficio ci sono due valigie.
La prima me l’aveva data un’amica che si chiamava Aquila di mare.
Ero andato a portarle un kebab e mi aveva detto: “Guarda su quell’armadio... quella valigia lì. Prendila. Ti servirà per andare in Giappone.”
L’avevo tirata giù e portata a casa.
Dopo qualche settimana, Aquila mi aveva confidato che era stanca di quel corpo, di quel tumore che la stava mangiando viva.
Le avevo scritto: “Lunedì è un buon giorno per morire, ne vedrai delle belle.”
Mi aveva ascoltato, ed era morta proprio quel lunedì, vedendone davvero delle belle.
Qualche mese fa ho deciso che era arrivato il momento di usare quella valigia.
Ho comprato il biglietto per il Giappone, approfittando del ritorno in patria di Dugongo, un’amica giapponese che in quel periodo si trovava in Italia per alcuni trattamenti.
“Dai, quando tu torni vengo con te e facciamo una sorpresa a Fenice.”
E così è stato: ho riempito la valigia di Aquila e sono partito per il Giappone.
Dopo un mese di permanenza, due giorni prima del mio ritorno, Dugongo si era presentata con una delle sue valigie.
Sono tornato con il cuore pieno di gratitudine per la meravigliosa esperienza e con una valigia in pià piena di ventisette chili di regali che lei e gli altri amici giapponesi mi avevano fatto.
Anche Dugongo, da anni, lottava con un tumore. Oggi ha scelto di darci un taglio netto.
Una caduta improvvisa e inaspettata, un trauma cranico importante, probabilmente a seguito di un arresto cardiaco.
È morta durante la corsa in ospedale.
Ora nel mio ufficio ci sono due valigie vuote e ripenso alle mie due amiche.
Due persone che meritavano rispetto per la vita che hanno vissuto e per le scelte che hanno fatto.
Ai momenti di tristezza per ciò che ho perso si alternano momenti di gioia per averle conosciute e frequentate.
Quando perdiamo una persona di valore, credo sia normale sentirsi un po’ persi.
Come posso riempire quella valigia vuota?
Forse il modo migliore è proprio quello scelto da Dugongo.
Forse tutti dovremmo riempire la nostra valigia con qualcosa di nostro.
Qualcosa di prezioso da donare agli altri.
Qualcosa che possano tirare fuori al momento giusto, qualcosa che li renda felici.
E quando l’avranno fatto, anche loro si troveranno tra le mani una valigia vuota e da riempire con emozioni, ricordi, doni da lasciare a chi hanno amato.
Le mie due valigie sono lì, silenziose, pronte a ricordarmi che ogni viaggio continua, anche quando per noi sembra finito.
Non so ancora cosa metterò dentro quelle valigie.
Forse ricordi, forse sogni, forse solo gesti gentili.
Ma so che, quando le riempirò, sarà per restituire un po’ della meraviglia che questa vita mi ha donato.
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