A volte mi chiedo come mai le persone abbiano così bisogno di piacere agli altri.
Capisco che sia innato, nella razza umana, l’istinto di sopravvivenza sociale; ma non capisco come, in quest’epoca, continui a prevalere sulla capacità di essere felici.
Far parte di un gruppo significa avere maggiori probabilità di vedere realizzate le proprie aspettative, ma in un mondo come questo, ha davvero così tanta importanza?

Conosco persone così affamate di accettazione da aver dimenticato i loro sogni, o peggio, da averli scambiati con qualcosa di terribilmente effimero.
Mi chiedo quando le persone smetteranno di cercare gli altri per iniziare a cercare se stesse.
Chi meglio di noi è in grado di giudicarci per ciò che siamo?
Quando smettiamo di metterci in discussione, rinunciamo al giudizio dell’unica persona al mondo che può concretamente aiutarci a cambiare.
A volte basta misurarsi con le proprie sfide per intravedere la nostra natura divina: quanto siamo determinati, quanto sappiamo concretizzare idee e parole trasformandole in fatti.
La magia del fare è dannatamente onesta, e la si misura con i calli sulle mani.

Conosco invece una valanga di persone che camminano guardando per terra, come se vedere lontano fosse una minaccia.
Come se temessero di doversi confrontare con la fatica e l’ostinazione.
Come se fossero state addestrate a rifiutare quella sana presunzione che permette di scalare montagne e raggiungere la vetta.
Primo Levi diceva che ad Auschwitz è sopravvissuto chi più di altri ha saputo adattarsi.
Ma adattarsi, quando non si vive in una gabbia, adattarsi a un mondo che ti concede il diritto di non farlo, significa decidere di costruirsi una prigione.
Molti lo fanno, ed è come se temessero di non poter gestire il potere di essere ciò che vogliono.
Meglio delegare ad altri il potere di decidere ciò che si deve essere.

Proprio non capisco questo mondo fatto di persone tristi, svuotate di sogni, che si accontentano di desideri magri.
Credo che saper vivere significhi saper sognare in grande: sogni talmente ampi da riempire non solo questa incarnazione, ma anche quelle future.
Seneca diceva "nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare".
E allora ti chiedo.
Hai mai misurato i tuoi sogni?
Quanto arrivano lontani? Una settimana? Un mese? Un anno?
Sei in grado di pianificare la direzione della tua esistenza ben oltre questa stessa vita?
Sei uno dei miei?