Sono sempre stato un anarchico.
Scegliere di esserlo implica una serie di conseguenze non trascurabili.
Bisogna aver fiducia nelle proprie capacità.
Bisogna avere coraggio.
Bisogna mettere in campo una sconfinata onestà.

Dopo aver schierato in campo questi tre semplici ma ingombranti giocatori, si arriva inevitabilmente alla consapevolezza che non possiamo fare tutto. Dobbiamo fare scelte, quindi rinunce. E rinunciare al protagonismo porta alla delega.

Qui le cose si fanno difficili, perché le trappole nelle quali possiamo incorrere sono innumerevoli.
Pensiamo, per esempio, a chi affida la crescita dei figli quasi esclusivamente agli schermi digitali, credendo che la tecnologia possa supplire al tempo condiviso e alla parola viva, che possa essere un valido aiuto per riprendere fiato dopo una estenuante giornata di lavoro.
Oppure a chi scarica ogni responsabilità sulla scuola, aspettandosi che sia l’unica a trasmettere valori, regole e senso critico.
In entrambi i casi la delega diventa una fuga, e ciò che dovrebbe essere un sostegno si trasforma in una resa.

Oggi però voglio portare l’attenzione su una di esse: la pedagogia della delega.
L’idea di fondo è che la delega, se da un lato può essere uno strumento utile per responsabilizzare e far crescere autonomia, dall’altro può diventare un alibi per abdicare al proprio ruolo educativo. Parliamo di pedagogia della delega quando gli adulti affidano ad altri — scuola, sport, tecnologie, persino i social — ciò che spetterebbe a loro in prima persona, cioè l’educazione dei cittadini del futuro.

Come sempre, esistono aspetti contrastanti, luci e ombre. Quando viene fatta in modo consapevole, significa riconoscere che non si è onnipotenti e che altri contesti possono arricchire il percorso formativo. Per esempio, un genitore che affida al maestro di musica parte dell’educazione del figlio, o all’allenatore sportivo la disciplina del corpo e del gioco di squadra, sta compiendo una delega sana: mantiene la regia educativa ma apre spazi di crescita, affiancando al figlio altre figure significative.

Ma esistono anche casi nei quali i genitori o gli adulti si deresponsabilizzano, lasciando che siano le istituzioni, le tecnologie o la società a (dis)educare i ragazzi. In questo caso, la delega diventa “pedagogia del disimpegno”, perché manca la presenza attiva, il dialogo e la trasmissione di valori.

Questa quasi totale assenza di comunicazione ha come primo risultato la perdita di quel collegamento generazionale che dà vita a società coerenti e strutturate. In pedagogia si insiste molto sul fatto che la delega, per essere formativa, non deve mai significare abdicare: il compito educativo resta primariamente della famiglia e degli adulti di riferimento, in qualunque senso lo si voglia intendere. La scuola, le associazioni e le altre agenzie educative dovrebbero essere alleate, non sostituti totali.

Nella Scuola di Meditazione di Falco, la delega è sempre stata considerata un trampolino in grado di lanciare gli iniziati verso una maggiore consapevolezza. Consapevolezza di se stessi, dei propri limiti, di potenzialità e talenti, della politica gestionale e di altri mille aspetti che spesso dimentichiamo. Nella scuola di Orango è ancora così?

Oggi sentivo un medico parlare di prevenzione di tutta una serie di patologie fisiche e mentali. Esistono poche regole fondamentali: fare attività fisica, mangiare meno e meglio, rispettare il ciclo del sonno, smettere di bere e di fumare. A queste semplici regole sensate si contrappone la scelta di molti che preferiscono delegare la responsabilità della propria salute a farmaci e integratori. Per quanto sia meno faticoso, i risultati sono spesso scadenti.

“Da alcuni anni la Pratica della Fissazione può essere svolta senza il limite di un’ora al giorno.”
Meno regole, meno sforzi, meno muscoli.

La scuola di Falco era un aranceto che andava curato, potato, che fioriva in primavera arricchendoci di colori e ci donava meravigliosi frutti a ottobre. Frutti da mordere, da trasformare in una meravigliosa confettura. Le scelte di Orango sono una compressa di vitamina C.

Da iniziato, cosa scegli di fare? Lo sostieni? Lo combatti?
O, molto più semplicemente, scegli di abbracciare la pedagogia della delega ed eviti di farti certe domande scomode?