Potremmo iniziare chiedendoci: cosa accade nel cervello quando studiamo?
Si mette in moto un processo affascinante chiamato plasticità sinaptica.
Il cervello riceve una serie di stimoli e diversi neuroni si attivano contemporaneamente per elaborarli.
Questi neuroni, lavorando insieme, rafforzano i loro legami: la rete che formano diventa più propensa a essere utilizzata di nuovo.
È un modo che il cervello ha per rendere quel “lavoro” più rapido ed efficiente la volta successiva.
Questo è possibile grazie al potenziamento e alla crescita di nuove spine dendritiche, minuscole estroflessioni dei neuroni che funzionano come piccoli connettori, pronti a ricevere e trasmettere segnali.
Più spine si formano, più connessioni diventano possibili: è così che l’apprendimento prende forma.
Ma cosa succede quando ci poniamo una domanda?
Ragionando, ricordando e pensando, attiviamo specifici percorsi neuronali.
La sequenza che si accende nel cervello cerca di condurci a una risposta, ma a volte si interrompe e ci lascia davanti a un vuoto cognitivo.
È come se la catena di neuroni non riuscisse a chiudersi.
In quel momento il cervello diventa particolarmente ricettivo: il nuovo dato che riceveremo per colmare quel vuoto viene considerato fondamentale.
È proprio questa spinta che ci permette di superare l’impasse, di creare collegamenti inediti e di unire concetti che prima erano distanti.
Ed ecco il segreto: ogni volta che una domanda apre un varco e una risposta lo colma, la nostra mente non si limita ad apprendere, ma costruisce nuove strade. Strade che, passo dopo passo, rendono sempre più naturale e veloce il processo di imparare.
In questo gioco di percorsi, la socialità gioca un ruolo fondamentale.
Il dialogo, le domande, le osservazioni generano stimoli complessi che attivano aree linguistiche, sociali ed emotive.
Tutto questo va ben oltre il contenuto che si sta studiando.
Il feedback sociale aiuta a correggere errori, affinare concetti, consolidare ricordi.
Le emozioni e l’affettività positiva favoriscono la motivazione e il coinvolgimento emotivo, sono catalizzatori della plasticità: aumentano il rilascio di neurotrofine e abbassano lo stress.
Punti di vista radicalmente diversi dai nostri ci permettono di attivare circuiti che non avevamo mai contemplato.
Con gli altri impariamo prima e meglio, a patto che si sia disposti al confronto e allo scambio.
Se siamo pigri, disinteressati, fanatici o presuntuosi, ogni stimolo verrà respinto e non attiverà alcun circuito.
Al contrario, coltivare la curiosità e la disponibilità al dubbio mantiene la mente viva.
Non è una singola risposta a far crescere il cervello, ma l’abitudine a lasciare aperte molte porte inaspettate, di cui prima non conoscevamo l’esistenza.
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