Veniamo chiamati come Gruppo Mezzi per aiutare il Viaggio.
Dobbiamo fare dei mezzi a protezione e cucitura di una nuova antenna.
Il filo d’oro che collega Diamantel alla nuova antenna è luminosissimo, quasi accecante.
Finisco il mio mezzo e mi avvio verso casa.
È tardi ormai, e fa buio.

Non sono nel Bosco, eppure sento Diamantel.
C’è qualcosa che non va.
Mando un messaggio a Iena: “Bisogna andare a trovare Diamantel. C’è qualcuno di voi in ste ore che può?”
A quanto pare no. Non a quell’ora della notte.

Il giorno dopo scopro che Diamantel è malata.
Non so cos’abbia.

Passano tre o quattro giorni, poi Iena mi dice che vogliono formare un gruppo di guaritori per aiutarla.
Secondo me non basta. Bisognerà fare anche qualcos’altro.
Non so cosa. La mia è solo una sensazione.
Dopo la morte di Naiade, parlo un po’ con Barbagianni.
Mi racconta che il problema di Diamantel sta peggiorando e vanno fatti dei trattamenti.
Mi dice anche che Naiade aveva avuto un’esperienza “particolare” nel Bosco, molto simile a quella che avevo vissuto io anni fa.
A lei era successo circa un anno prima di morire.
Che peccato non esserci parlati prima della sua partenza!
Gli mando il lungo documento, che ho poi trasformato in questi articoli, e lui mi risponde per condividere alcune cose su Diamantel.

>Ti passo alcuni riscontri: quando Tacchino, Polpo e io "incontrammo" quella pianta (allora il Bosco era gestito dai monaci di Tin e io ero l'unico non monaco a lavorarci per competenza) nello stesso giorno disse a tutti e tre di essere la "madre degli alberi".
Allora, la sera a fine lavori, ci si scambiava esperienze e sensazioni ed eravamo alquanto stupiti di avere avuto la stessa esperienza, ovvero essere richiamati da una quercia un po' stentata e nascosta da una barriera di sterpaglia.
Tacchino ne parlò con Falco che gli confermò essere la pianta dominante di tutto il Bosco.
Dopo vari anni, la pianta era stata liberata dalle sterpaglie e da alcuni alberelli impertinenti cresciuti troppo a ridosso, aveva già migliorato molto il proprio aspetto e un giorno mi disse, come fosse passata di grado, di essere ora la "Gran Madre degli Alberi".
Alcuni anni dopo ancora, il gruppo di Joanà costruì quella spirale di sassi appuntiti, diversi da quelli tondi delle altre, come tentativo di riparazione e scuse per aver inciso il loro marchio sulla quercia del Fortino.
Chiamarono la spirale "Diamantel" e dopo un po' tutti presero l'abitudine di chiamare Diamantel anche la quercia.
Penso di essere tra i pochi che non la chiamano così quando si rivolgono a lei: io la chiamo tuttora Gran Madre degli alberi, se mi rivolgo alla pianta, o Falco, se mi rivolgo a lui.
Per "gentile concessione" di Piovra ho raccolto in tempi diversi due ghiande fuori terra già germogliate che erano destinate a morire e le ho coltivate amorevolmente per alcuni anni.
La prima la diedi in custodia a Pernice in un momento in cui stava particolarmente male (su indicazione ricevuta dalla Gran Madre), ma la fece seccare, la seconda l'ho consegnata a Isbjorn nel momento in cui ho reputato che potesse essere trapiantata.
Riguardo alle piante da far diventare antenne, mi era arrivata un'indicazione dopo il crollo di quella con le radici andate, ovvero poter vedere qualche foto delle piante destinate a essere antenne, senza assolutamente dover sapere dove si trovano, solo per cercare di verificarne, per quanto possibile, lo stato di salute, ma non ho mai osato parlarne con Piovra.
La cosa era arrivata dopo che, guardando le fotografie di quella crollata (dopo il crollo), avevo visto evidenti segni di pessimo stato di salute precedenti il crollo stesso.
Spesso mi sedevo nell'incavo sul davanti della quercia, dove un tempo c'era un secondo tronco e passavo del tempo a farmi cullare in una dimensione di "non tempo" e ricevevo anche istruzioni su interventi da effettuare su piante o parti di bosco, ma non lavorandoci più direttamente avevo grosse difficoltà a farmi ascoltare.
Grazie della condivisione un forte abbraccio anche a te.

Continua?
Non credo, ma non si sa mai.