Una volta Bertuccia mi disse: “Tu ti fai troppe domande”.
Sul troppe non sono d’accordo, ma sul resto aveva ragione da vendere.
Io mi chiedo in continuazione il perché delle cose e mi rendo conto che non sono molti a farlo.
Vivere con questa “perversione” mi trasforma in un sasso nella scarpa: chi cammina con me avverte un fastidio costante.
Ho dichiarato guerra alla superficialità e condurre una vita senza interrogativi, per me, equivale a vivere spenti.
Probabilmente esistono conoscenze che si possono afferrare solo dopo vite intere spese a inseguire risposte, ma questo non è una scusa per non iniziare a cercarle.
Stimo chi, come me, si pone domande.
Chi mette in dubbio.
Chi prova ad andare a fondo nelle cose.
Stimo anche chi non la pensa come me, se mi porta una visione nuova e arricchente.
Non stimo, invece, chi si nasconde dietro giustificazioni come “È il vertice, quindi ha ragione”, e che poi liquida ogni responsabilità con un “e se sbaglia, responsabilità sua”.
Sono scorciatoie che impoveriscono, e mi dispiace vederle soprattutto in chi ha scelto un cammino spirituale o educativo, dove la profondità dovrebbe essere una compagna di viaggio naturale.
Mettere in discussione non significa opporsi per principio, ma comprendere, crescere, mirare a una maggiore consapevolezza.
Anche se questo comporta cambiare idea, rinunciare a carezze rassicuranti, sentirsi più nudi e soli di prima.
Anche se questo, a volte, può far vendere meno horus.
Molti vivono senza farsi domande, senza inseguire la verità, senza il desiderio autentico di comprendere.
Eppure le domande sono creature fragili: nascono piccole, quasi impercettibili, e hanno bisogno di essere svezzate, educate, accompagnate.
Solo così diventano mature, capaci di guidarci e proteggerci.
Possono risultare scomode, ma per me sono come figli: saranno proprio loro a prendersi cura di me quando, più avanti nel tempo, avrò bisogno di sostegno.
E forse è proprio qui che nasce la vera differenza tra vivere e sopravvivere: nel coraggio di fermarsi e ascoltare quelle domande che non sono soltanto “perché?”, ma anche “e se non fosse così?”, “che parte ho io in tutto questo?”, “cosa sto evitando di vedere?”.
Sono domande che non ci lasciano comodi sulla sedia.
Sono quelle che ci fanno alzare, aprire la porta di casa e dare inizio a un Viaggio.
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