Sto lavorando per Devodama.
Il mio ufficio si trova alla Crea.
È un giorno come tanti altri.
Vado in bagno e, mentre mi lavo le mani, mi osservo allo specchio, guardandomi negli occhi.
Sento la sua voce: “Vieni da me.”
Mi sembra sempre di venir chiamato a rapporto...
Salto in sella e vado a Tin.
Mi incammino, arrivo da lei e parte la solita tiritera: bacini, abbracci, carezze.
Mi sembro tanto un gatto che si struscia contro le gambe di una sedia.
“Ho bisogno che vi cuciate per diventare i custodi del Bosco.”
Tanto per cambiare, non so di cosa parla. E lei lo sa.
“Organizzate dei gruppi, scegliete delle parti del Bosco e prendetevene cura come fosse una parte di voi. Vi aiuterà a collegarvi tra di voi e a collegarvi al Bosco.”
E a chi la devo dire, mo’, sta cosa?
Non risponde.
Già che sono lì, le racconto delle mie avventure, dei miei innamoramenti, della mia umanità.
Lei è sempre accogliente.
“Io sono Tiamat.”
Ma quanti nomi ha?
Torno in ufficio e cerco su Internet.
Nella mitologia babilonese, Tiāmat è la madre di tutto il cosmo, la dea primordiale degli oceani e delle acque salate.
Non è da molto che ho preso il nome divino: Ishtar.
Tutte e due le divinità sono babilonesi. Che abbia mandato un messaggio alla mia divinità?
Non capisco la metà delle cose che mi succedono, e comincio a spaventarmi.
Chiamo Piovra e le dico che ho una cosa da dirle sul Bosco.
Lei glissa, come sempre, e mi dice di parlare con Muflone, che è il responsabile dei lavori nel Bosco.
Lo chiamo e lui mi dà appuntamento quella sera alla Crea.
Sta bevendo un aperitivo, appoggiato al bancone dell’Arielvo.
Gli dico cosa mi ha detto Diamantel, ma lui sembra piuttosto reticente.
Sottovaluta completamente l’importanza della cosa.
Mi dice: “Per carità. Le persone non sanno cosa fare nel Bosco. Ci penso io, tu non preoccuparti.”
Mi alzo e me ne vado.
Quella fu la prima volta che pensai che non ero quello giusto per far da portavoce.
Mi dispiace, Tiamat, ma forse è meglio se cominci a cercare qualcun altri.
continua…
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