Da mesi ero perseguitato dal tentativo di rimediare al casino che avevo combinato.
Sono seduto sul “piede” di Diamante, quella grande radice su cui, per mesi, mi sono appoggiato durante le nostre chiacchierate.
Mi adagiavo con la schiena contro il tronco, facendo attenzione che la spina dorsale toccasse bene, dritta.
Chiudevo gli occhi e mi godevo il momento.
Lei, semplicemente, mi dice: «Posso aiutarti a risolvere il tuo problema.»
«Le mie radici affondano ben oltre questo spazio e questo tempo. Posso aiutarti, ma devi sistemare questo circuito.»
Ai tempi, il Bosco era solo uno dei tanti territori.
Quasi abbandonato. I circuiti scolorivano.
Piovra si era trasferita da poco a Tin.
Diamantel era uno dei tanti alberi.
Eppure, quel suo modo di parlare, quel mercanteggiare... avrebbe dovuto mettermi una pulce nell’orecchio.
Era lo stesso stile di Falco.
Do ut des.

Mi alzo e mi incammino verso Tin.
Un albero mi ha parlato.
Sto impazzendo.
Ho sentito bene? «Sono la Grande Madre»?
Sto impazzendo.

Chiamo monaca Megattera e le chiedo se conosce un albero del Bosco Sacro che si fa chiamare “la Grande Madre”.
Lei risponde: «Non saprei, prova a sentire Genziana. Magari lei sa qualcosa.»
Metto giù, chiamo Elefantina e le faccio la stessa domanda.
«C’è un albero che chiamiamo la Matriarca, in mezzo al circuito di Diamantel.»
Le chiedo di indicarmi esattamente dove si trova.
Mi risponde e… sì. È proprio lei.
Se sto impazzendo, devo ammettere che lo sto facendo con una certa coerenza.
Dopo qualche ora, chiamo il Capitano del Bosco, Mandrillo.
Gli chiedo se posso tagliare l’erba del circuito e ridipingerlo.
«Sì, certo.»
Figurati se gliene frega qualcosa. Un lavoro in meno per loro.

La settimana dopo torno con il decespugliatore e inizio.
Qualche ora di lavoro ed è tutto pulito.
Mentre torno verso il cancello, passo davanti a Tin.
Sono tutti fuori a pranzare all’aria aperta.
Piovra mi chiede perché sto facendo quel lavoro.
Le do risposte vaghe, ma lei insiste.
Non le rispondo. Le chiedo solo se hanno dei colori per ridipingere.
Mi dice che devo comprarli, poi li preparerà lei.
Non so di cosa stia parlando, ma sinceramente non ha molta importanza.
Pago 115 € per due fusti di colore, azzurro e giallo, e aspetto che me li prepari.

Ricordo bene quando iniziai a dipingere.
Ero da solo. Il Bosco in silenzio.
Nessun uccellino. Solo la voce di Diamantel che non mi lasciava in pace.
«Quando passi il pennello da una pietra all’altra, devi pensare di unire le pietre con quel gesto.»
«Attento ai mirtilli, non sporcarli col colore.»
«Sparviero, stai in silenzio quando lavori.»
«FAI ATTENZIONE AI MIRTILLI!»
Pare che nulla sia più importante dei mirtilli che crescono lungo le spire del circuito.
Gau e Genziana ogni tanto venivano ad aiutarmi.
Quando finisco, lei dice: «Bene, ma non basta. Ho bisogno che mi unisci al secondo cancello. Solo dal mio lato.»
Cosa diamine è il secondo cancello?
Ripercorro mentalmente l’Ale Assa al contrario e conto i cancelli.
Uno è davanti a Tin, l’altro è quello di uscita.
Un chilometro di sassi da dipingere!
Mortacci sua. Non ce la posso fare da solo.

Dopo qualche giorno, ho ricontato i cancelli camminando.
Partendo da Diamantel, il secondo è quello proprio davanti a Tin.
Quando ci sono andato, c’era Spir attorno al sedile di pietra.

continua…