Ogni tanto mi chiedo davvero se le persone abbiano, e abbiano mai avuto, fiducia in Falco.
Prima di morire, ha dato tutta una serie di regole.
Non erano consigli, erano regole del gioco.
Un esempio: «È fondamentale che lavoriate in gruppo.»
Quante volte Piovra ha detto: «Accetto solo elaborazioni fatte da un gruppo»?

Mi è capitato diverse volte di vedere persone fingere di essere parte di un gruppo, solo per evitare il problema.
Ricordo la volta in cui, per prestigio personale, la capogruppo si dimenticò di far presente a Piovra che la tesi era stata elaborata da una sola persona.
Chi aveva fatto il lavoro stette al gioco: a lui interessavano solo le risposte di Piovra.
Anche lei decise di stare al gioco e di non fare nessuna verifica in merito al come era stata condotta la ricerca.
Ognuna delle trenta persone presenti mise la testa nella sabbia.
Feci presente che nella sabbia non riesco a respirare e, in pratica, venni buttato fuori dal gruppo.
Bene così.

Ma perché dobbiamo per forza lavorare in gruppo?
Studiando le varie lezioni di Falco, ho formulato una teoria.
Falco non poteva portare all’interno di questo tempo una determinata complessità, perché il pacchetto temporale non lo concedeva.
Quante volte ci ha ripetuto che aveva bisogno di domande precise per poter dare certe precise informazioni?
Ma spesso le domande che avrebbe voluto ricevere… non arrivavano.

Ha quindi provveduto a frammentare la complessità in vari modi.
Lezioni, conferenze, corsi, sale del Tempio appositamente studiate, libri… ha davvero fatto la qualunque cosa.
Ora sta a noi ricostruirla.
Ma c’è un ulteriore problema.
Noi non siamo in grado di contenerla.
O meglio, nessun singolo individuo può contenerla.
Ma un gruppo sì.

Molte volte mi capita di studiare e di formulare pensieri fulminei che mi concedono una temporanea profonda comprensione.
Sono attimi fuggenti che, una volta passati, mi riportano quasi al punto di partenza.
Lasciano un segno in me, un ricordo, la sensazione di aver toccato qualcosa di elevato che però non posso ancora stringere in mano.
Ho la (ormai non più) segreta convinzione che portare quei pensieri in un gruppo possa innescare scintille negli altri, come se fossero circuiti di rame in grado di condurre quell’energia da qualche altra parte.

Dietro ogni regola, son convinto, esistano consapevolezze che ignoriamo totalmente.
È quella mancanza di consapevolezza che le rende costrizioni che non vogliamo.
Ma il problema siamo noi, non sono le regole.
Uscire dagli schemi non significa rinnegarli: significa comprenderli, e quindi sceglierli, trasformandoli da regola imposta a percorso di crescita consapevole.