Da qualche anno mi gira in testa l’idea che possa esistere un quinto Corpo.
Mentre i quattro Corpi attualmente attivi sembrano occuparsi degli aspetti collettivi, sociali e di crescita comune, un quinto Corpo potrebbe rappresentare sia quella dimensione intima e personale che ogni individuo porta con sé, sia una dimensione più allargata.
Anche partecipando attivamente ai quattro Corpi, esiste una coscienza individuale che rimane sempre accesa.
È lo spazio interiore dove avvengono le trasformazioni più profonde.
Lo considero il ponte tra l’esperienza individuale e quella comunitaria.
Sono convinto che, per quanto una comunità possa offrire strutture e supporto per la crescita, esista sempre una dimensione irriducibilmente personale del percorso spirituale che ogni individuo deve attraversare, da solo.
Probabilmente, in questo processo, il Libero Arbitrio gioca un ruolo fondamentale.
E non parlo semplicemente della capacità di compiere delle scelte, ma del Libero Arbitrio per come lo intende la Fisica Esoterica.
Se immaginiamo i Corpi come fasci di luce che si intrecciano, noi siamo posizionati al punto di intersezione.
Siamo il vertice di una piramide di luce.
Ma cosa succede se un faro si spegne? O se la sua luce si affievolisce?
Cosa succede se una lente si infanga?
Se non la ripuliamo, probabilmente la conseguenza sarà un disequilibrio, una minor luminosità, una minore densità.
La corretta espressione dei quattro aspetti, viceversa, permetterebbe un aumento significativo della velocità evolutiva – non solo personale, ma dell’intera comunità.
Ma tutto ciò è sufficiente per far nascere un nuovo Corpo?
Non credo. Credo serva qualcos’altro.
Credo serva avviare un cambiamento profondo nel modo di pensarsi: l’Io deve diventare Noi.
Anni fa ho avuto la (s)fortuna di vivere l’esperienza di diventare Bosco.
Diamantel mi ha letteralmente staccato dal corpo per farmi “indossare” la Piantità.
Le intimai di non farlo mai più. Tra nausee e giramenti di testa, stetti male per una settimana, ma imparai qualcosa di nuovo.
Il Bosco percepisce ogni elemento come singolo, ma al contempo come parte di un tutt’uno.
Per aiutarvi a comprendere questa sensazione, pensate alla vostra mano sinistra.
Osservatela, provate a muoverla, a toccare qualcosa, e la sentirete più viva di quando stavate leggendo questo articolo.
Come noi spostiamo continuamente l’attenzione su parti di noi, così il Bosco riesce a portare attenzione diventando ogni singola pianta.
Eppure l’individualità è inscindibile dal tutto.
Quello è il Corpo che spero un giorno diventeremo.
Ma in una Damanhur attraversata da pettegolezzi, dispetti, tensioni relazionali ed egoismi, quante possibilità abbiamo di raggiungere questo nuovo livello di Popolo?
E quanta polvere si è accumulata sotto al tappeto?
Qualche settimana fa ho scritto un articolo, mai pubblicato.
Una bomba nucleare tascabile.
Inizia con: “Oggi ho deciso di scrollarmi di dosso un po’ della melma che mi avete tirato addosso negli ultimi vent’anni.”
Al primo articolo ne è seguito un secondo. Poi un terzo, un quarto... Prima di partire per il Giappone, ero arrivato al dodicesimo articolo.
Parlo di ciò che vorrei trasformare in Damanhur – non perché certe dinamiche non debbano esistere, ma perché, così come sono, lasciano che ogni persona esprima il peggio di sé senza conseguenze reali.
Parlo di furti, soprusi, tradimenti, bugie, egoismi, presunzioni, superficialità.
Parlo di quelle lame sottili e spesso invisibili che logorano le corde che mi legano a questa comunità.
Sono stanco di vedere le spade sguainate al minimo contrasto, e della poca disponibilità a comprendere le paure degli altri.
Sono stanco di chi dispensa calci nel culo convinto sia l'unico metodo per motivare.
Credo che un percorso spirituale meriti di continuare a esistere solo se dimostra una crescita costante.
E sinceramente, non credo che Damanhur sia cresciuta negli ultimi anni. Anzi, temo abbia perso terreno.
Vedo una profonda disconnessione tra la testa e il resto del corpo. Sempre che una testa esista ancora.
Oltre che in me, vedo tristezza negli occhi di tante persone.
Un tempo sorridevamo di più. Cos’è cambiato?
Forse, in qualcuno, scatterà una scintilla.
Forse qualcuno deciderà – oggi – di prendersi cura non solo di sé, ma anche di Damanhur. Dei suoi princìpi. Dei suoi valori.
Perché se è vero che l’Io deve diventare Noi, allora il Noi deve iniziare da un gesto.
Un'azione mirata. Un'espressione di Libero Arbitrio.
O forse questo sarà l'ennesimo articolo che verrà letto, commentato e dimenticato.
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