Del Gioco e del Tecnarcato molti se ne sono sbarazzati, e probabilmente la loro vita non è cambiata di molto.
Diversi cittadini si sono allontanati anche dal Sociale: per ragioni economiche, disincanto, forte disaccordo sulle nuove politiche, o motivi familiari — come si scriveva un tempo sulle giustifiche scolastiche.
È come se l’importanza di un Corpo fosse proporzionale al tempo che ha stratificato.
Abbandonare Gioco e Tecnarcato sembra facile per molti.
Uscire dal Sociale richiede un po’ più di disperazione.
Ma il Corpo di Meditazione è, con ogni probabilità, l’ultimo che un damanhuriano lascerebbe.
Questo aspetto concede grande libertà a chi lo guida. Forse troppa.
E, insieme alla libertà, viene affidato anche un potere considerevole.
Ma il potere, se non è accompagnato da ascolto e consapevolezza, smette presto di essere guida e si trasforma in imposizione.
Non si sorveglia da solo: chi lo esercita senza confrontarsi rischia di allontanarsi dallo spirito stesso del servizio.
Non illumina, se non è rischiarato dalla coscienza.
E se non lo si interroga, dimentica in fretta per chi esiste.
Mi chiedo perché, ancora una volta, Falco abbia scelto la strategia del ruolo papale.
Senza entrare nei dettagli, non concordo con la maggior parte dei cambiamenti messi in atto.
Affermare che ogni cambiamento sia automaticamente un passo avanti è, a mio parere, un errore.
Serve discernimento, serve coscienza.
E credo fermamente che nessuno, oggi, possa incarnarla da solo.
Falco una volta disse: «Guai a voi se modificate la ritualità. Tanto più se lo fate per convinzioni personali.»
Ennesimo consiglio ignorato.
Sembra che siamo passati da una Scuola rigida a una Scuola superficiale.
Negli anni, ho trovato i miei motivi per comprendere la durezza di certe scelte di Falco.
Nascere comporta sempre una parte di dolore, non solo per la madre.
Alcuni strumenti importanti sono stati messi da parte con troppa leggerezza.
E chi dissente viene spesso trattato come qualcuno che “non ha compreso”, o che “non sa cambiare”.
Ma cambiare, per me, non significa abbandonare i fondamenti — significa evolverli con rispetto.
Appoggiare il nuovo a ciò che già c'era.
Ho smesso di fare l’istruttore per un motivo molto semplice: insegnare con metodi che non condivido è come nutrire gli altri con qualcosa che mi dà la nausea.
Invece di stravolgere la Scuola originaria, credo sarebbe stato molto più saggio affiancarle una seconda Scuola.
Una Scuola con un altro respiro: meno regole, meno obblighi, meno rigidità.
Una Scuola che punti un po' meno in alto, ma che sia più accessibile per chi vuole fare il primo passo.
Una seconda Scuola avrebbe lasciato la possibilità di scegliere.
Scegliere se essere iniziati ruspanti o figli di ChatGPT e dei McDonald’s.
Io, a differenza dei più giovani, ho potuto fare una scelta.
Ma loro, oggi, possono?
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