Prendete un libro.
Non uno qualunque: un libro che amate.
Non state lì a leggere questo stupido articolo.
Alzatevi dalla sedia, andate alla vostra libreria e cercate un libro per voi significativo.
Osservatene la forma fisica: lo spessore formato dalle pagine, le immagini che compongono copertina, costa e retro, il colore, la rigidità, il font utilizzato, il peso, l’odore.
Apritelo e accarezzate le pagine.
Non si tratta di toccare, ma di accarezzare. Usate un solo dito.
Cercate di percepire la trama della carta. Dovete imprimere quella sensazione in voi, perché duri nel tempo.
Muovete le pagine. Ascoltate il rumore.
Ora armatevi di coraggio e strappate l’angolo di una pagina.
Lo so che amate profondamente quel libro, ma basta un pezzettino.
Chiudete gli occhi e assaggiatelo.
Non dovete mangiarlo, ma percepirne il sapore. È amaro? Salato? Sa di polvere? Di colla?
Respirate con il naso, così da attivare l’olfatto retronasale.
Cercate di cogliere ogni aspetto della forma, fino a coprire la totalità dei sensi.
Quando vi sentirete soddisfatti, quando avrete scoperto tutto, appoggiate il libro di fronte a voi.
Quanto tempo è passato?
Avete percepito una velocità di scorrimento temporale diversa rispetto al normale?
I dati che avete raccolto sono in buona parte oggettivi.
Vi trovate sempre sullo stesso pianeta, nello stesso corpo, eppure è successo qualcosa.
Avete portato attenzione allo specchio.
Possiamo identificare tre distinti elementi, che in buona parte rispecchiano l’essenza dei Tre Fiumi.
Il primo elemento è il contesto nel quale viviamo: l’universo delle forme in cui siamo immersi.
Il secondo elemento è collegato ai nostri sensi: la capacità di percepire il primo.
Questa capacità determina ciò che potremmo definire la massa esistenziale.
Il terzo elemento è lo specchio nel quale il percepito viene riflesso e tradotto.
Spesso però, quello specchio è curvo, sporco, colorato o rotto.
La percezione oggettiva ne risulta irrimediabilmente compromessa.
Non sarà sbagliata: sarà solo “colorata” da noi. Il che, sotto vari aspetti, è una cosa positiva.
Ho fatto decine e decine di passeggiate con Falco.
Molte volte si metteva in netta contrapposizione con quel che portavo.
Se io dicevo: “La neve è bianca”, lui rispondeva: “Non se la illumini con una luce rossa”.
Una volta, cercando di dargli scacco matto, gli dissi: “Esistono certezze: so che non potrò mai partorire!”.
Tempo dopo sognai di aiutare una damanhuriana a partorire, entrai nel suo corpo e percepii ciò che un uomo non dovrebbe percepire.
Quando ne parai con Gau, mi disse: “è proprio così”.
Con Falco era una lotta continua (pugno sinistro alzato) che non son mai riuscito a vincere.
Riuscivo un po’ a contenerlo aggiungendo: “secondo me”, “credo che”, o “forse”, ma alla fine mi fregava sempre in qualche modo.
Si dimostrava ogni volta così ostinato che non ho potuto fare a meno di chiedermi perché.
Credo che il punto fosse proprio quello: portare attenzione al mio specchio, al modo in cui coloro le cose.
Studiare e ricercare mi hanno permesso di dare una lucidata allo specchio.
L’applicazione di logiche e conoscenze nuove aiuta a raddrizzarlo, ad aggiustarlo.
La magia del Terzo fiume.
Nella mia esperienza, è proprio il terzo elemento a permettere di vivere con intensità e qualità maggiori.
Una volta mi disse: “Sparviero, sei troppo abituato a lavorare con i computer. Sei troppo veloce. Le persone non ti stanno dietro. Conta fino a 30 prima di rispondere!”
Stavo per rispondergli: “Trenta secondi sono un’infinità di tempo! Uno... due... tre...”.
Scelsi comunque di provare a seguire il consiglio.
Ma dovevo trovare qualcosa da fare in quei trenta secondi.
Dopo la sua morte, ho continuato questo sadico gioco. Non solo con me stesso, ma anche con altri.
Funziona con tutte le nostre parti e praticamente con tutti. Presuntuosi, orgogliosi, puntigliosi, ostinati, insicuri, intransigenti, aggressivi, confusi...
All'inizio vi consiglio di farlo con qualcun altro.
Mettete in discussione ogni vostra affermazione.
Basta solo un po’ di voglia di giocare.
Chi vuole, ha tutta l’estate per provarci.
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