Da qualche giorno questo aforisma del buon vecchio Plinio il Vecchio mi risuona nella mente.
Mi sento un po’ come Don Abbondio con il suo celebre: “Carneade, chi era costui?”
“Nulla dies sine linea.”
Da studente lo traducevo: “Non lasciare passare un giorno senza aver tracciato almeno una linea.”
Da uomo: “Cerca di lasciare un segno, ogni giorno che vivi.”
Da iniziato: “Sostieni il Pensiero con costanza.”
Non parlo di pensiero positivo, rinnovante, laterale o creativo.
Parlo di Pensiero con la P maiuscola, lo strano elemento che siamo in grado di generare.
Quello stato evolutivo che precede il risveglio della divinità interiore, che porta a trasformare il Pensiero in Legge.
In gioco c’è una trasformazione profonda del nostro modo di esistere.
La Scuola di Meditazione di Falco, con le mille lezioni che ci ha donato, sembra progettata proprio per questo: per spronarci a generare Pensiero.
Come fossero esercizi creati non per rafforzare un muscolo, ma per far nascere un organo nuovo.
Più studio il Pensiero, più domande mi pongo, più cerco collegamenti, più dentro di me si forma una sorta di microscopio.
Mi mostra il percorso di Meditazione sotto nuove prospettive.
Ciò che prima intuivo appena, che accettavo per fede, che aveva contorni vaghi o forme inconsistenti, ora si delinea con maggior chiarezza, densità, colore.
Questa nuova conoscenza porta con sé sensazioni complesse.
A volte mi inebria. A volte mi spaventa.
Perché il potere, senza consapevolezza, può essere profondamente dannoso. Come il Pensiero.
La Scuola di Meditazione di Falco era esigente, disciplinata, ricca di trappole, tutt’altro che accomodante.
Si faceva ciò che diceva, senza “se” e senza “ma”.
Ma se era così, un motivo c’era.
E se quel motivo non era subito evidente, in qualche modo lui ci dava gli strumenti per comprenderlo.
Anni fa, per spiegare alcune delle logiche di Meditazione a un mio allievo, inventai questa storiella.
Stai partecipando a una delle tante lezioni di Falco.
Lui sale sul palco e dice: “Prendete un foglio e disegnate un triangolo.”
Poi aggiunge: “La somma degli angoli interni di un triangolo è sempre di 180°.”
Dei 100 iniziati presenti, uno chiede: “Come facciamo a sapere che dici il vero?”
Falco consegna a tutti e 100 un paio di forbici e se ne va (ricordando che il Tempio non si scava da solo).
Lui era così: molte volte donava a tutti anche se era solo uno ad aver fatto la domanda.
Mentre scava, uno degli iniziati dice agli altri: “Se Falco ci ha dato delle forbici, ci sarà un motivo, no?”
Il suo vicino ci riflette e, una volta tornato a casa, con le forbici ritaglia il triangolo, taglia i vertici e li ricompone.
Scopre così che Falco diceva il vero: la somma degli angoli è 180°.
Cosa ci guadagna da tutto questo? Un paio di forbici.
Che non sono nate per dimostrare un teorema.
Servono a molto, molto di più.
A volte serve essere curiosi, avere fede nel Maestro o avere qualcuno che si fa le domande al posto tuo.
Quando non evidente, faccio agli amici la stessa domanda che feci a lui.
Tu, tra chi ti metti?
Tra quelli che sono qui solo per scavare il Tempio?
Tra quelli che si fanno domande?
Tra quelli che provano a creare collegamenti?
Oggi, tra gli iniziati, avverto una certa disattenzione a tutti questi aspetti.
Come se si fosse affievolita la speranza, la fantasia, l'ottimismo, la curiosità, la determinazione, la voglia di giocare.
Eppure sembra siano proprio questi i fuochi che alimentano il Pensiero.
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