Qualche giorno fa stavo giocando con l'idea di utilizzare la matematica come strumento per comprendere meglio la fisica esoterica.
Pensando agli universi, alle dimensioni, al Mondo della Forma, mi sono venuti in mente una serie di paradossi.
Prendiamo una semiretta che parta da 0 e vada verso l'infinito: 0... 1... 2...
Il segmento 0-1 è un segmento ben definito (ha un inizio e una fine) eppure, se consideriamo i numeri che stanno tra 0 e 1, quel segmento finito contiene un infinito.
Primo paradosso.
E se consideriamo il segmento 2-3? Stessa storia. Un altro oggetto finito contiene un infinito.
Questo è interessante, perché dimostra che due infiniti possono essere differenti.. e anche questo è paradossale.
Il punto è che esistono delle regole ben precise per determinare un infinito, come le due leggi "il numero deve essere maggiore di 0" e "il numero deve essere minore di 1".
Nel caso del Mondo della forma, le Leggi derivate sono le regole che permettono di delimitare uno spazio finito pieno di infinito.
E se esiste un universo compreso tra le leggi "il numero deve essere maggiore di 0" e "il numero deve essere minode di 2"? Ci sarebbero oggetti in grado di spostarsi tra vari universi, oggetto "anomali" perché la loro natura semplicemente gli permette di farlo.
Ma in matematica possiamo anche definire delle sottoleggi in grado di creare sottoinsiemi con gli stessi elementi del genitore.
La sottolegge "tutti i numeri maggiori di 0.3 e minori di 0.4" genereranno un nuovo spazio finito che contiene un infinito che altro non è che l'infinito genitore parzializzato.
Nel Mondo delle forme, chi o cosa determina la creazione di nuove sottoleggi?
Forse il Pensiero: la capacità di addensare una sottolegge potrebbe generare un piano esistenziale che altro non sarà che un "infinito parziale" derivante dall'infinito contenitore. O forse già lo facciamo grazie alla scintilla divina ma semplicemente non ne siamo consapevoli.
Se tutto torna, allora l'infinito di sottouniversi è l'unico modo per ricreare l'infinito primordiale e questo spiegherebbe come mai, per riformare lo Specchio, abbiamo bisogno di generare "infiniti infiniti": la complessità derivante altro non sarebbe che una copia della complessità iniziale, quindi di fatto si otterrebbe la natura nella sua forma primordiale.
E se usiamo questa logica nei confronti della complessità individuale?
Se l'esistenza individuale è una sotto-sotto-legge, l'unione di sotto-sotto-leggi porta solo nella direzione di diventare universi più estesi, quindi la Comunità assume un valore importante, ovviamente se viene intesa non come "viviamo tutti sotto lo stesso tetto e ci rompiamo le palle a vicenda" ma come "viviamo tutti indirizzando il nostro Pensiero verso l'obiettivo di integrare la diversità per renderci universi più complessi": se riesco ad integrare nel mio universo "tutti i numeri da 0.094921 a 0.094922", il tuo universo "tutti i numeri da 0.076126 a 0.076127" di fatto si viene a creare un nuovo universo che prima non esisteva in quanto le regole che lo compongono sono qualcosa di totalmente nuovo.
Questo porta alla formula "infiniti universi da creare - 1 = maggiore complessita = minore distanza dallo stato di complessità massima" che potrebbe rendere possibile lo slittamento da un universo verso uno nuovo, un cambio di piano.. e allora mi vien voglia di fare l'imitazione di Victor Von Frankenstein e gridare "SIIII.. PUÒÒÒÒ... FAAAAAAAAAREEEEEEEEEEEEEE!".
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