Approfittando dei giorni trascorsi al calduccio tra le coperte, ripensavo alla mia vita e alle scelte che ho fatto.
In genere baso le scelte personali sul piacere, ma mi è capitato di dover decidere fissando l’ignoto.
Sono scelte forse ancora più importanti, perché sono direzioni prese ascoltando l’anima più che la fame di piacere.
Ed è proprio attraverso quelle scelte che emergono parti nuove di me.
Io non sono in grado di gestire il dovere.
Sono talmente allergico al dovere che negli anni ho imparato a trasformarlo in piacere, o meglio a cercare il piacere dentro ciò che è doveroso.
Se devo parlare con una persona, lo faccio cercando di andare a fondo nel rapporto: metto da parte timidezza e paura del giudizio e mi immergo nelle vite degli altri, lasciandomi toccare da ciò che non mi appartiene.
Se devo riordinare un magazzino, lo affronto inventandomi giochi o finalità che rendano quel lavoro più divertente o più utile.
In ogni ambito cerco un angolo d’ingresso inusuale che mi permetta di non annoiarmi e di restare vivo rispetto a ciò che faccio.
Ciò che più mi logora sono però le dinamiche con gli altri: fare le cose “per dovere” insieme agli altri per me è quasi impossibile.
Molte persone hanno la capacità di dire “va fatto, punto; facciamolo in fretta e non pensiamoci più”, ma spesso questo approccio porta a fare poco e male, perché manca sia la voglia di farlo sia quella di divertirsi facendolo.
C’è però un altro aspetto che emerge dal mio vissuto: quando entrano in gioco elementi come il divertimento, la curiosità o la sfida personale, il peso di ogni evento cambia completamente.
Vivere non significa muoversi nello spazio e nel tempo, ma scavare un solco all’interno dello spazio e del tempo.
Sì, questi due elementi sono terribilmente solidi.
Più siamo accesi nel portare avanti le nostre scelte, più profondo sarà il solco che scaviamo.
E più questo solco sarà profondo, maggiori saranno le conseguenze nel mondo, indipendentemente da quanto piccoli o insignificanti pensiamo di essere.
In questo so di essere un elemento ingombrante: spingo le persone che devono o vogliono avere a che fare con me a essere più accese, più attente, più presenti, così da scavare insieme un solco bello profondo.
Ma non sempre è così... e questo a volte pesa.
Eppure, nonostante tutto, continuo a credere che valga la pena vivere così: cercando senso, accensione, movimento interiore.
Non posso pretendere che tutti camminino con la mia stessa intensità, ma posso scegliere di non spegnerla.
Posso continuare a scavare il mio solco con la cura e la passione che mi appartengono, lasciando che chi vuole si unisca al percorso.
E, alla fine, forse non serve che tutti seguano: mi basta restare fedele al fuoco.
Il resto, come sempre, verrà da sé.
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