Ricordo molto bene una serata particolare, accaduta qualche anno fa.
Mi trovavo in regia, Falco era in Viaggio, e l’argomento di quei giorni era il Tecnarcato.
Conclusa la serata, ma non l’argomento, Falco salutò e chiuse il collegamento.
Alcuni rimasero nella sala Olivetti. Era evidente che fosse un tema a loro caro.
Non appena le persone sciamarono via, squillò il telefono.
Era Falco: «Accendi la telecamera del palco. Inquadra le persone presenti e vai a sederti assieme agli altri.»
Fu una sorpresa per tutti. Anche per me, che in realtà me ne sarei andato volentieri.
Non perché l’argomento non mi stesse a cuore, ma perché raramente le parole diventano fatti.
Con semplicità, Falco disse: «Visto che vi siete fermati nonostante la serata sia finita, ora voi deciderete cosa fare di questo Corpo.»
A differenza degli altri, dove al centro c’è il gruppo, qui vivono e regnano le aspirazioni personali.
È infatti l’unico Corpo di Damanhur che mette al centro il singolo individuo.
Ma nonostante ciò, è un percorso tutt’altro che solitario.
Gli altri sono fondamentali quando si presenta la necessità di esplorare parti di noi con occhi diversi.
Quando le nostre trappole ci colgono impreparati.
Quando le allergie creano muri invalicabili.
Quando crediamo che le sfide non siano alla nostra portata.
L’iniziazione tecnarcale dovrebbe essere un aiuto, non l’ennesima medaglietta.
Come anche il saluto.
Essere “per te” ha un valore immenso, e spesso dubito che le persone se ne ricordino.
Io sono e vivo con te. Io sono e vivo, per te.
Ogni passo nella mia esistenza non è solo pensato per la mia realizzazione, ma per la nostra.
E con nostra intendo ogni singola scintilla di Divinità Primeva Uomo.
Anni fa, durante uno dei tanti assurdi percorsi vissuti in questa incarnazione, incontrai un capo tribù indiano.
Mi guardò e disse, con voce che sembrava di cenere: «Esprimi un desiderio.»
Da figlio illegittimo di Coboldo, pensai: «Questo vuole soldi.»
Lui mi fissò negli occhi. Occhi neri, profondi, che sembrava mi stessero radiografando l’anima.
Mi mise in soggezione, e obbedii. Pensai: «Voglio illuminarmi in questa incarnazione.»
Mi disse: «Questo ti aiuterà a capire.»
Mi legò un piccolo braccialetto e se ne andò senza chiedermi un centesimo.
Dopo qualche giorno, il bracciale cominciò a stringersi al punto da farmi diventare la mano viola.
Lottai per un po’, ma, temendo la necrosi dell’arto, alla fine cedetti.
Osservai deluso il braccialetto tagliato e poi pensai: «Se in questa vita non mi illuminerò, tanto vale aiutare gli altri a farlo.»
Questo è il mio Tecnarcato. E sono sicuro che tra voi c’è qualcuno che la pensa come me.
Ma so anche che c’è chi lo ha scelto per dovere, per poter esprimere un voto maggiore alle elezioni dei Re Guida, per compiacere Falco, per appartenere alla Via Damanhur, per poter dire “e per te”, o per ricatto.
Quante volte Falco ci ha ricattati dopo aver provato a spronarci con ogni mezzo?
Metodi che non condivido, ma mi duole ammettere che con me hanno funzionato.
C’è chi con questo Corpo non vuole avere nulla a che fare.
Perché non ne comprende il senso.
Perché per un periodo è diventato la Gestapo di Damanhur.
O semplicemente perché era stufo di regole, burocrazia, doveri.
Ancora una volta, mi mostro per l’anarchico che sono da sempre, dicendo quello che penso anche se so che farà storcere il naso a molti.
Probabilmente anche al Vertice.
Questo Corpo è tuo.
E puoi scegliere di condividerlo apertamente o di viverlo in modo raccolto, riservato.
A differenza di altri Corpi, questo ti da il diritto di esprimerlo come vuoi.
Se lo scegli, vivrai cercando ogni giorno di smussare gli spigoli dei tuoi limiti e affilare la lama dei tuoi talenti.
Le coti non possono essere le altre persone perché, come dice saggiamente Barbagianni: "Non tutte le pietre sono uguali. Se sfreghi il granito contro un pezzo di tufo, ti troverai in mano solo polvere di tufo."
Devono necessariamente essere i princìpi di Damanhur, la Costituzione, il giuramento, se ne hai fatto uno.
Per il resto, l'unico a cui dovrai rendere conto, lo vedi al mattino nello specchio.
Forse per questo è tanto difficile incarnare il Tecnarcato.