Da circa dodici anni cerco di comprendere alcune scelte di Falco.
Non ho mai capito se si sia mosso per tutelare alcune persone — coloro che, per gran parte della sua vita, lo hanno supportato nel raggiungimento dei suoi obiettivi — oppure se, dietro alle sue decisioni, esista una strategia consapevole, seppur non immediatamente evidente.
La creazione di figure “papali” come i Saggi o la Postina sembra andare contro ciò che, fino al 2013, veniva costantemente promosso: un’organizzazione centrata sulla crescita personale e sulla responsabilità condivisa.
Un ruolo temporaneo, per sua natura, invita alla consapevolezza. Ma un ruolo “papale” rischia di produrre l’effetto opposto: alimentare distanza, rafforzare l’idea che certe posizioni non si discutano.
È utile chiederci se concedere un potere assoluto abbia davvero senso?
Un esempio concreto è la questione dei cosiddetti “termosifoni”.
Fino a qualche tempo fa, per ragioni di sicurezza, era fondamentale mantenere il pensiero sganciato dai viaggiatori in giro per il mondo.
Oggi assistiamo a una nuova fase: c’è chi viaggia, pubblica contenuti su Instagram e, la sera, chiama i Mezzi per chiedere protezione.
È un cambiamento che solleva domande legittime. Cosa è cambiato?
E soprattutto: perché, quando si chiedono spiegazioni, ci si sente rispondere frasi come “Piovra avrà le sue motivazioni”, senza possibilità di un vero dialogo?
Sempre che le domande siano poste, e non sostituite da inutili lamentele.
In alcuni momenti, la struttura attuale sembra più simile a una religione — con dogmi e gerarchie — che a una comunità evolutiva fondata sul pensiero critico e sul confronto costruttivo.
E sentirmi trattato come semplice esecutore, senza spazio per il dubbio o la partecipazione, risulta profondamente demotivante.
Lo stesso vale per i sogni. Molte persone li inviano e poi mi dicono: “Non rispondono mai”, “Ma servirà a qualcosa?”
Questa sensazione che chi sta in basso debba collaborare e chi sta in alto non si debba preoccupare di dare feedback è, anch’essa, profondamente scoraggiante.
Un altro esempio è il ruolo del Garante, oggi rappresentato dalla Prima Triade.
Dopo pochissimo tempo, hanno deciso che tale funzione sarebbe stata incarnata a rotazione da uno dei tre membri.
Forse questa scelta nasce dal desiderio di evitare conflitti interni, o di semplificare i processi decisionali.
Ma viene da chiedersi: se esistono triadi, non è forse proprio per garantire l’equilibrio delle prospettive?
Semplificare non sempre è la scelta migliore.
A volte, la complessità serve proprio a preservare il senso di giustizia, trasparenza e collaborazione.
Riflettendo su tutto questo, mi è tornato in mente un articolo scritto circa vent’anni fa da un ricercatore, Yuri Lazebnik, intitolato “Può un biologo aggiustare una radio?”.
In quel testo, l’autore proponeva una critica sincera — e secondo molti fondata — al modo in cui si fa ricerca in biologia, suggerendo un approccio più analitico e ingegneristico.
Penso a quell’articolo e mi vengono in mente nuove teorie.
Forse le scelte di Falco, oggi, stanno spingendo verso una sorta di “apoptosi damanhuriana”.
Un’autodistruzione consapevole e controllata, che in biologia ha un senso profondo: eliminare ciò che è danneggiato o non più utile per permettere alla struttura complessiva di evolvere.
E allora mi chiedo: e se Falco, con le sue scelte, avesse innescato consapevolmente un processo di trasformazione radicale?
O forse il vero scopo è spingere alcune persone ad allontanarsi da Damanhur per portarne i valori altrove, colonizzando nuove realtà, come cellule che si staccano per far nascere altri organismi.
Saremmo in grado di farlo mantenendoci coesi?
O, tenendo conto del suo consiglio, diventeremo una religione per evitare che la distanza uccida il Sogno?