Nel 2014, la Via Arte e Parola ricordò a tutti i partecipanti l’importanza di diventare accompagnatori di Damjl.
Credendo che potesse essere uno stimolo per osservare Damanhur da un altro punto di vista, mi iscrissi al corso tenuto da Gufo.
Ricordo ancora il giorno in cui mi chiese: “Chi sono i Saggi?”.
Dopo qualche secondo risposi: “Sono persone scelte da Falco. Persone che, senza dubbio, tutti consideriamo meritevoli per il loro costante impegno dimostrato negli anni”.
Col tempo, però, cominciai a riflettere più a fondo sul significato di quella scelta. Chiamarli Saggi implicava aspettative forti, a volte anche ingombranti.
Iniziai a pensare che forse quella denominazione, pur nata da un’intenzione nobile, potesse aver generato un carico difficile da sostenere.
Fu allora che iniziai a interrogarmi sul concetto di prestigio.
Averli scelti li aveva collocati un gradino sopra gli altri: una posizione che, se non supportata con equilibrio, rischia di diventare scomoda.
Il prestigio è un elemento particolare.
È volatile: va contenuto in un recipiente solido e ben chiuso, la cui tenuta è garantita dall’applicazione quotidiana di valori come etica, gentilezza, resilienza, giustizia, idealismo.
È infiammabile: può generare dubbi, invidia, aspettative; chi lo possiede è spesso messo sotto esame — e basta poco per compromettere la fiducia.
È deperibile: se non viene speso in azioni generative, si esaurisce in fretta.
Eppure, questo raro combustibile può avere un effetto potente — non tanto su chi lo detiene, quanto su chi lo osserva.
Può ispirare, offrire un esempio concreto, accendere la fiducia nelle possibilità umane.
Il prestigio, quando nasce da coerenza e dedizione, rafforza il senso di appartenenza e stimola ognuno a dare il meglio di sé.
È uno strumento che può guidare senza imporre, come un faro che orienta senza accecare.
Se custodito con umiltà e messo al servizio degli altri, il prestigio diventa fertilizzante per il tessuto comunitario: nutre la stima reciproca, favorisce il rispetto, consolida valori condivisi.
È un dono fragile: sta a ciascuno decidere se usarlo come ornamento o come strumento di servizio.
Quanto sarebbe bello vivere in un luogo dove un Saggio non debba portare il peso del prestigio, ma possa usare coraggio, fantasia e Sincronicità per trasformarlo in nutrimento per tutti.
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