Vite spese a inseguire.
A volte un obiettivo concreto, a volte conoscenze, altre volte qualcuno, senza neanche sapere bene perché lo si sta facendo.
Spesso, raggiunto ciò che inseguivamo, arriva la delusione: non era quello che ci aspettavamo.
Eppure, rimestando nella melma, possiamo trovare qualcosa di utile.
Studiare è il primo passo.
Permette di raccogliere frammenti di verità.
Frammenti, appunto. Nessuno ci consegna il quadro intero.
Il secondo è la riorganizzazione.
I pezzi vanno osservati, ordinati, a volte lucidati affinché possano esserci utili.
È il lavoro meno visibile, e il più lungo.
Poi arriva la ricombinazione.
Cercare incastri e collegamenti. A volte ricomporre un puzzle, anche se non si hanno tutti i pezzi, è utile a farci capire quali pezzi mancano, che forma hanno, che colore.
Il vuoto, a volte, insegna più del pieno.
La figura che emerge può fare paura, se non siamo pronti ad accoglierla.
Ecco la verità che nessuno vuole: certe conoscenze rendono pazzi, se non ancorate a un percorso ben preciso. A consapevolezze. A fede.
Non necessariamente una religione. Fede come fiducia che il disegno abbia un senso, anche quando ne vediamo solo una parte.
E qui arriva la parte più delicata.
Comprendere qualcosa più grande di noi è possibile.
A patto che a osservarla non siamo solo noi, ma molti di noi.
Ognuno tiene in mano pezzi diversi del puzzle.
Unirci ad altri, fare gruppo, permette una visione allargata di ciò che abbiamo dentro.
Da soli si raccolgono frammenti. Insieme si comincia a vedere la figura.
Parole senza senso? Forse.
Ma se ti sei fermato un solo istante a meditarci, forse non sono parole sprecate.
E forse anche tu, adesso, hai un pezzo in più.
0 Commenti
Accedi per lasciare un commento.